Ospite del nostro Club, il Prof Luigi Martino, Professore Università di Bologna, Senior Research Fellow presso ISPI e Direttore Center for Cyber Security and International Relations Studies Università di Firenze, ci ha relazionato su un tema di grande attualità a cavallo tra tecnologia e geopolitica, raccolto nella sua più recente pubblicazione “Il Mondo Codificato: Il caos internazionale e l’impatto geopolitico delle tecnologie”.
Tutto parte dal “codice” (Software, Dati) che è diventato la grammatica
invisibile del potere. Il codice governa mercati, conflitti, opinione pubblica, relazioni tra Stati. Quindi “il codice è legge”, e chi controlla il codice, controlla le regole del gioco.
Nel tempo, le diverse rivoluzioni (agricoltura, industria, informazione) hanno ridistribuito il potere, e questa ultima rivoluzione incentrata sull’AI e i dati, sta facendo lo stesso. Non c’è quindi da stupirsi se, accanto ai politici più potenti del mondo, siedono oggi miliardari tecnocrati che governano, appunto, “il codice”.

E diventa quindi decisione del singolo (imprenditore, miliardario) e non della politica, ad esempio, se “spegnere” o “accendere” le comunicazioni satellitari in una zona di guerra, influenzandone il risultato per l’una o l’altra fazione.
Il Prof. Martino ci ha aiutato a rispondere ad alcune domande chiave sul potere, oggi:
– Quale tipo di potere detengono gli attori privati oggi?
– Il potere si distribuisce o si solidifica nelle mani di qualcuno?
– Che ruolo gioca l’IA oggi nella distribuzione del potere?
– Quando inizia e finisce una guerra? E in quali domini essa si combatte?
– Qual è la reazione degli Stati a questi avvenimenti?
E abbiamo capito che oggi viviamo in un mondo in stato di “non-pace” (unpeace) che non è guerra aperta, bensì tensione continua sotto tutti gli aspetti (politici, economici, militari) ma sempre “sotto-soglia”.

Qual è, quindi, la sfida nel «mondo codificato»?
La sfida per noi è saper distinguere il vero dal falso. Per la politica è essere travolta dalla tecnologia (e dalle sue accelerazioni), oppure orientarla (senza rallentarla, per non perdere il vantaggio competitivo)
Serve una “virtù” machiavelliana: prevedere, adattarsi, costruire regole condivise.
